L'Auditorium

 

EX CHIESA S.CARLO

Il complesso edilizio, tra i più rilevanti di Camerino, fu avviato nei primi anni del ‘600 da padre Sebastiano Grandi (1554-1630), formatosi tra i Filippini e poi fondatore della Congregazione di preti detti di S. Carlo o Carlotti dal santo scelto come protettore, ma indicati anche come preti dell’Ospizio per avere come finalità, oltre l’evangelizzazione delle campagne e l’istruzione primaria e secondaria dei giovani, l’accoglienza degli ecclesiastici diretti come pellegrini a Roma o Loreto.
La congregazione, con sede solo a Camerino, richiamerà non pochi rampolli di famiglie nobili e facoltose e svilupperà un’importante “libreria”, trasferita alla Valentiniana dopo l’unità d’Italia.

La chiesa assunse i connotati con cui - sia pur degradata - è giunta fino a noi nel 1703, allorché fu prolungata col nuovo ed elegante presbiterio, decorato col contributo finanziario del camerte Venanzio Benigni, prelato operoso a Roma.
Non si conosce ancora l’architetto che progettò gli apparati e raccordò il nuovo spazio col già esistente: gli anni di esecuzione dei lavori e certi particolari dell’altare maggiore e del coro, disposto ai lati del medesimo, riproposti anche nel tempio di S. Filippo, potrebbero suggerire la paternità del camerte Liborio Raspantini, ricordato anche come innovatore della chiesa dei Santi Venanzio ed Ansovino di Roma, abbattuta nel 1928 per dar respiro all’Altare della Patria. Si sa che Pietro Loni, talora frettolosamente identificato come progettista di S. Filippo, in realtà nel 1733 rese solo esecutivo il progetto elaborato da Raspantini lustri prima.
Il prof. L.Barbini segnala Giuseppe Bilancioni come possibile autore degli stucchi ancora visibili nel presbiterio, mentre A. Ricci e A. Conti assegnano a Cipriano Morelli, nato in città ma operoso ed apprezzato anche in Toscana, quelli che ornano la navata e ornavano la sacrestia.
La parte elevata dell’altare maggiore esaltava la grande tela del pistoiese Lazzaro Baldi (1624-1703), ora al Museo arcidiocesano di Camerino, col Cristo che consegna le chiavi a Pietro, santo caro al Benigni. Ornavano gli altari laterali la tela di Giuseppe Chiari (1654-1727), con la Sacra Famiglia ed i Santi Giovanni della Croce e Teresa d’Avila opera commissionata nel 1711 dal carlotto p. Matteo Pascucci e la tela di Francesco Trevisani (1656-1746), coi Santi Carlo Borromeo, Francesco di Sales e Filippo Neri.
Anche queste opere sono ora nel Museo diocesano insieme agli arredi della sacrestia. Dopo il terremoto del 1997 la Chiesa è stata quasi totalmente restaurata ed è previsto diventi l’Auditorium del Palazzo della Musica.